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lunedì 18 dicembre 2017

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GUIDA TURISTICA

Battuti bianchi

La fondazione della Confraternita di San Sebastiano in Carrù è antecedente il 1528, anno in cui un documento ne conferma l' esistenza (apprendiamo la notizia da Cesare Vadda, Monografia di Carrù, -Dogliani, 1902- e da varia documentazione relativa alla Confraternita attualmente conservata nell' Archivio Parrocchiale).
In quegli anni la Confraternita ha sede in un edificio che sorge ‘a levante della Parrocchiale’, pertanto nella zona a questa retrostante.
Attualmente l' area è occupata in parte dalla casa del parrocchiano, da una porzione di giardino privato e da parte del cortile del Municipio.
In questa zona si trovava anche l' antico cimitero del paese.
La Confraternita usa l' antico edificio sino alla seconda metà del XVIIIº secolo, quando si costruisce la nuova Chiesa: la sede attuale.
Minacciando rovina, nel 1764, si decise la costruzione di un nuovo edificio.
Il vecchio sarà in seguito venduto, nel 1781, per lire 1166.
Risale al 22 gennaio 1765 l'approvazione della Curia Vescovile di Mondovì per la nuova costruzione.
É del 29 aprile 1765 l' approvazione di S. M. Carlo Emanuele III Re di Sardegna, mentre del 17 giugno 1765 la conferma del Senato torinese.
Nella Regia Patente del 29 aprile 1765 si autorizza la Confraternita all'occupazione di un sito pubblico; in questo documento si accenna anche ad un ‘intervento’ per misurazioni dell'architetto Francesco Antonio Bussi.
Inoltre è documentato un ‘pensiero’ del celebre architetto Bernardo Vittone che viene però accantonato.
Sul finire del 1765 è nominato per la prima volta il Conte e architetto Filippo Nicolis di Robilant per la spesa sostenuta dai confratelli "in regali di trifole e volatili mandati nel scorso autunno a Sant'Albano al Sig. Conte di Robilant per il dissegno..."
Prima di seguire i vari lavori di costruzione, di decorazione e arredo della nuova Chiesa della Confraternita, che sorge verso lo sbocco di quella che allora era la cosiddetta ‘Via della Piazza’, diamo un rapido sguardo ad altri interventi figurativi e architettonici che si svolgono nella Carrù di quegli anni.
Dominano la scena politica e sociale carrucese del tempo due famiglie.
Da un lato i Conti Costa della Trinità, feudatari del luogo sin dal ‘400, ben introdotti a Corte e che, soprattutto nella bella stagione sono soliti soggiornare nel Castello.
La figura emergente è quella del Conte Vittorio Amedeo Costa della Trinità, Viceré di Sardegna, Priore della Veneranda Compagnia carrucese di San Sebastiano, nonché Priore della Compagnia del S.S. Sacramento, la più importante del paese e che ha sede nella Chiesa Parrocchiale.
D'altro lato ci sono gli Alessi di Canosio, nobiltà recente, acquisita col denaro; il titolo comitale lo ottengono nel 1747: essi controllano, attraverso il mercato della seta, una larga porzione di territorio.
A Carrù hanno impiantato un Filatoio con Filatura (nel 1727) di notevole importanza.
Giovanni Battista e Paolo Felice Alessi -rispettivamente padre e figlio- sono le figure emergenti della famiglia.
Gli Alessi sono legati all'altra Confraternita carrucese, quella dei Battuti Neri che sorge in via Ramezzana.
Nel 1750 all'interno della Chiesa Parrocchiale dell'Assunta (costruita su progetto dell' architetto Francesco Gallo a partire dal 1703) interviene Giuseppe Dallamano con la sua équipe per la ‘scenografia d'altare’ nella parete di fondo del presbiterio.
Nel 1751-52 sempre in parrocchia lavora il pittore di corte Michele Antonio Milocco che esegue l'affresco raffigurante ‘il trionfo dell'eucarestia’ sulla volta del presbiterio; con collaboratori, tra cui spicca il Barelli, dipinge inoltre l'ultima cena sempre nel presbiterio e quattro ‘trionfi di putti con ghirlande di fiori’ sopra i due altari grandi laterali, accanto alle ricche cartelle in stucco di Cipriano Beltramelli.
Sono anni di grande fermento artistico e architettonico nel concentrico come nel territorio circostante.
Il grandioso cantiere della Chiesa parrocchiale lo si può intendere come ‘motore’ dei vari interventi che via-via si succedono durante l'intero arco del secolo.
Chiese e cappelle, strade e piazze, palazzi e case sono interessati da un nuovo gusto che trasforma e definisce un rinnovato volto carrucese.
Dal Castello ai palazzi dei Canosio, dal Santuario dei Ronchi alla Chiesa di San Francesco (Cappuccini), sino alle dimore dei Calleri di Sala, dei Ghigliossi, dei Lubatti, dei Barrera, dei Massimino, ecc. si può cogliere un fermento particolarmente fecondo.
In particolare l'opera di Nicola Dallamano (figlio di Giuseppe) e del suo cantiere viene a caratterizzare, con festose quanto fastose decorazioni, molti interni ed alcune facciate esterne del paese.
É soprattutto la dimora dei Canosio sulla Piazza a concentrare nei suoi vari ambienti l'estro creativo del Dallamano, qui dispiegato a piene mani.
Ma è nel 1758 (e negli anni seguenti) che si svolge il più grandioso intervento di Nicola Dallamano a Carrù, precisamente con la formazione del cantiere per la Chiesa della Confraternita di San Giovanni Decollato, o battuti Neri, dove egli è chiamato "...per l' architettura... e la pittura da farsi nella medesima...".
Nel corso del ‘700 in paese sono giunte opere di autori celebri: la ‘Madonna del Rosario’ di Bartolomeo Guidobono in Parrocchia, il prezioso ‘tronetto’ del Piffetti (ora a Bene V.) in S. Francesco, abbondandi e superlative forniture di sete e argenti per chiese e dimore... Questo il clima di fondo, per sommi capi, in cui matura l'idea ai confratelli di San Sebastiano della costruzione di un nuovo Oratorio.
Abbiamo dato un rapido sguardo al contesto sociale e culturale carrucese in cui matura l'idea della costruzione della chiesa dei Battuti Bianchi.
La presenza di Filippo di Robilant, amico di Vittorio Amedeo della Trinità, si configura una scelta operata ad altissimo livello.
Infatti il Robilant, architetto di Corte, impegnato negli apparati per le feste di S. M. è anche ‘Direttore’ del Regio Teatro e corteggiato da Ordini Religiosi e Nobiltà per l'ideazione di Palazzi, decorazioni e arredi nella capitale sabauda...
Certamente quello che viene realizzato a Carrù su suo disegno verrà a configurarsi come lo spazio interno più suggestivo e prezioso nel paese, certo il più elegante.

Nel 1765 hanno inizio i lavori che si concludono nel 1764 quando sono compiute "le due volte maggiori" e relativa "stabilitura" con "l'altra volta del passaggio", indicando in questo modo i due vani maggiori e quello intermedio, ad esclusione del ‘coro’ aggiunto in epoca successiva.
I capimastri impegnati nel cantiere sono Martino e Pietro Rea e Angelo Pellegrino.
Seguiamo dettagliatamente le dati dei lavori:
- 1776, 2 marzo: “Regali di pescarie et altri commestibili mandati al Sig. Conte di Robilant per il dissegno che ha formato della nova chiesa”.
Il Robilant risiedeva spesso a S. Albano, dove la famiglia Nicolis aveva delle proprietà; poiché spesso prestava “caritatevolmente” la propria opera, gli vengono fatti doni in natura dai confratelli carrucesi.
- 1776, 10 marzo: “...una salmata di vino bianco pure mandato al detto Sig. Conte di Robilant...”
- 1776, 11 giugno: “...robiole mandate al detto Sig. Conte...”
- 1776: la “pittura della volta della nova chiesa dalla volta sino al pavimento, ed ornamento della ancona” è affidata al pittore saluzzese Toscanelli.
- 1776: “per la fattura di sedici capitelli” è pagato lo stuccatore Francesco Barelli.
- 1776: viene eretto l' altare maggiore da Francesco Barelli.
- 1777: la Chiesa è benedetta.
- 1777: mentre il “marmoriere” Quadrone trasferisce un altare di marmo della precedente confraternita “nella chiesa nova alla Cappella della Vergine Addolorata”, viene demolito il vecchio campanile dell'antico oratorio ed i capimastri Pietro Castigliano e Francesco Zanone danno inizio ai lavori del nuovo.
- 1781: ritorna Francesco Barelli per la formazione dell'altare dell ‘Angelo Custode’.
- 1787-88: sono annotate le ultime spese relative all'innalzamento del campanile.
Una notevole trasformazione subì la chiesa nel corso del XIXº secolo con l'aggiunta del coro attuale che alterò l'originale sequenza degli spazi; furono inoltre condotti svariati rimaneggiamenti degli altari settecenteschi e delle decorazioni.
Cesare Vadda ci informa che: “Questa chiesa poi essendo troppo angusta, fu accresciuta del coro ovale nel 1847.
Posteriormente, nel 1890 si fece dipingere il coro, indorare i capitelli, i cornicioni e si arricchì di marmi e dorature l 'altare dell' Addolorata”.
A Carrù Filippo Nicolis di Robilant è documentato in altri luoghi.
Innanzitutto per il progetto-disegno dell'arredo ligneo della Sacrestia nella Chiesa Parrocchiale dell'Assunta nel 1782, di elegante e sobria esecuzione.
Inoltre è stato avanzato il suo nome, da Alessandro Abrate, Laura Palmucci e Patrizia Chirici, per il progetto della Cappella di San Giobbe inserita nel complesso del Filatoio dei Canosio, ubicato nella valle del Rivo sotto il Castello.
L' architetto Filippo Nicolis di Robilant era nato a Torino nel 1723 e morirà sempre a Torino nel 1783.
É considerato, dopo Juvarra, insieme al Vittone, all'Alfieri, al Borra e ad altri geniali inventori di architetture, scenografie e arredi, uno dei più rappresentativi artefici del gusto tardo barocco in Piemonte.





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