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lunedì 18 dicembre 2017

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GUIDA TURISTICA

Il Castello

Il Castello


Il diploma imperiale di Enrico II dell'anno 1041 è sino ad oggi il documento più antico ed attendibile a riguardo del castello di Carrù: infatti, nonostante la brevità dell'informazione documentaria, "placium et Carrugo cum castris et capellis…", emerge un preciso riferimento al castello, che insieme al borgo ed al territorio carrucese apparteneva ai Vescovi d'Asti.
Questi l'avevano infeudato ai Signori di Manzano, che lo tennero sino al 1250, quando Carrù fu assoggettato a Mondovì.
Mondovì a sua volta lo vendette a Pietro Bressano ed i discendenti di questo, dopo la breve parentesi della dominazione angioina, lo tennero sino circa al 1370.
Amedeo VI di Savoia, che aveva esteso anche a queste zone il suo controllo, investì i marchesi di Ceva del castello e del territorio di Carrù, che ne mantennero il possesso fino al 1418, quando passò a Ludovico Costa, tesoriere e luogotenente generale del principe d'Acaia, poi consigliere di Amedeo VIII di Savoia.

La famiglia Costa, conti di Trinità, di Bene, di Arignano, di Polonghera, possessori di altri numerosi feudi, furono feudatari di Carrù fino al 1872.In questa data il castello fu venduto ai Curreno, i quali, a loro volta, nel 1977, lo cedettero alla Cassa Rurale ed Artigiana di Carrù, ora Banca Alpi Marittime, attuale proprietaria.
L'aspetto del castello è il risultato di svariati interventi condotti attraverso i secoli: vi si possono rintracciare parte della merlatura, aperture gotiche murate, feritoie, a testimonianza della funzione difensiva e strategica della costruzione in periodo medioevale.Successivi interventi riconducibili al 1600, ne modificarono l'assetto ed anche la destinazione d'uso, divenendo tranquilla abitazione di campagna per la villeggiatura dei conti Costa.

Alcuni interventi di gusto neogotico, insieme alla sistemazione del giardino, condotti intorno alla metà del 1800, ne completarono la fisionomia, tuttora riscontrabile.L'interno conserva grandi saloni, alcuni dei quali decorati con motivi floreali e allegorie mitologiche, riconducibili in parte alla seconda metà del 1600 ed in parte alla prima metà del 1800; l'arredamento e la ricca collezione di tele (tra queste interessanti opere di scuola piemontese e genovese) risalgono pressoché interamente alle sistemazioni sei-settecentesche dei Costa.

Fra i vari ambienti merita particolare attenzione la "camera dell'alcova", che conserva un arco in legno e stucco dipinto, singolare esempio di gusto decorativo e scenografico barocco. Gli ottimi progetti di riuso dell'edificio da parte della Banca Alpi Marittime hanno portato il castello ad una completa rivalutazione, nuovamente fulcro culturale e protagonista della storia in divenire della zona.

(Notizie tratte dal volume "Il castello di Carrù" di Alessandro Abrate)





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